sabato 2 giugno 2012

Centrali a biomassa, una silente minaccia per l'appennino


I cittadini di Palanzano e Vaestano, organizzati in associazione ambientale, si oppongono fermamente alla costruzione di un gassificatore, a Nacca di Vaestano, che si alimenterebbe con 8.500 tonnellate annue di cippato di legna e con 2.500 tonnellate annue di digestato di letame.
Oltre le emissioni inquinanti e le ceneri, è anche il patrimonio boschivo che è a rischio.



Il cippato necessario all'impianto corrisponde ad 1 km² di bosco, che scomparirebbe per ogni anno di funzionamento.
Al sindaco di Palanzano, Giorgio Maggiali, che ha concesso la DIA senza tener conto della loro opinione, i cittadini hanno intimato di revocare l'autorizzazione, minacciando di rivolgersi al TAR.
Il sindaco di Monchio, comune finora considerato “virtuoso”, intende ricavare 150.000 euro di incentivi dalla produzione di energia elettrica, tramite la centrale a cippato già in funzione.
Attualmente questo impianto funziona al 20%, bruciando circa 3.000 quintali di cippato, con gravi problemi dovuti alla cattiva combustione. Funzionando in cogenerazione per produrre energia elettrica, arriverebbe a bruciare un volume dieci volte superiore.
Ma se non deve sorprendere che aziende private mirino a speculare sulle energie rinnovabili, pare incomprensibile che enti pubblici svendano risorse della montagna per quattro soldi.
Preoccupa anche il fatto che centrali termiche stiano sorgendo dappertutto nella nostra montagna, creando una situazione di assoluta minaccia per la risorsa bosco.
La convinzione che ci siamo fatta è che siano inquinanti ed antieconomici anche i piccoli inceneritori sorti per produrre energia termica: per intenderci, quelli sotto il Mw di cui Regione e Provincia stanno finanziando l'installazione in tutto l'Appennino.

Una vera e propria corsa all'incenerimento, quando l'Europa sta deliberando di andare esattamente dalla parte opposta, obbligando nel breve periodo a non bruciare ciò che è compostabile e riciclable.
Nel nostro appennino tre centrali a biomassa sono già funzionanti a Monchio, Palanzano e Borgotaro, altre cinque sono già state finanziate
Il funzionario della Provincia Nicola Dall'Olio - candidato alle primarie del Pd, nonché neo consigliere comunale di minoranza a Parma -, ha firmato uno studio che comproverebbe la larga disponibilità di legna da utilizzare in campo energetico.
Nonostante i massicci tagli dovuti alla speculazione sulla legna da ardere, si sostiene che di inceneritori a cippato se ne potrebbero installare una trentina, nei borghi del nostro Appennino.
Gli argomenti addotti per giustificare tale scelta sono ormai mantra da dare in pasto all'opinione pubblica poco e male informata.
Il primo mantra è la certezza che la combustione delle biomasse non contribuisca all'effetto serra, affermando che la CO2 assorbita durante la crescita venga restituita durante la combustione.
Cioè sarebbero impianti a somma zero di emissioni CO2.
Non si considera però il fattore tempo.
In natura le piante hanno una vita di molte decine di anni e ne impiegano altrettante, una volta morte, per seccare, marcire, trasformarsi in humus e rilasciare la CO2 accumulata.
Nella combustione invece l'anidride carbonica viene emessa in un sol colpo e gli ettari di bosco, tagliati per rifornirla, impiegano invece molti anni prima di avere la massa arborea sufficiente a ricatturare la stessa quantità di CO2 sprigionata.
Il secondo mantra recita che questi impianti, fornendo teleriscaldamento in sostituzione delle vecchie caldaie a legna, consentono emissioni meno nocive di quelle domestiche, e che l'aria dei borghi in inverno diventi addirittura più salubre. Fanno anche gli spiritosi.
In realtà le genti di montagna hanno già provveduto a dotarsi di moderne caldaie funzionanti sia a pellet che a legna, con sistemi di abbattimento dei fumi. La caldaia è programmata per accendersi automaticamente a pellet ed è poi rifornita manualmente di legna durante la giornata. Il pellet ha un contenuto idrico dell'8%, la legna utilizzata è secca, stagionata due anni, ha un contenuto di umidità inferiore al 20% e produce basse emissioni, ulteriormente abbattute dal filtro della caldaia. L'acquisto di nuove caldaie è conveniente perché è detraibile al 55% dalla dichiarazione dei redditi.
La centrale a biomassa, al contrario, brucia cippato fresco con umidità del 50-60%.
Produce una cattiva combustione con eccesso di fumi e con residui di ceneri anche del 5%.
Supera ampiamente il range massimo di 100 mg/Nm³ di polveri previsto dalla normativa nazionale. Infine, dalla combustione di sostanze vegetali ed animali (succede anche con il petrolio), si generano idrocarburi policiclici aromatici, che combinandosi col cloro presente nell'aria, emettono diossine.
L'ingegner Saviano della SIRAM, la ditta costruttrice della centrale a cippato dell'ospedale di Borgotaro, ha dovuto inventarsi alchimista. La caldaia a metano esistente è stata utilizzata per dosare la sua quantità di calore con quella della caldaia a cippato, per mantenerla sempre accesa e avere la minor quantità di emissioni e di ceneri possibile per un ospedale. Non solo, ha dovuto approvvigionarsi di cippato di legna stagionata, per abbandonare il cippato fresco, di così difficile combustione e forte inquinamento.
Vale la pena far notare che la Siram è controllata da Veolia, la multinazionale francese che costruisce e gestisce inceneritori in giro per il mondo. Sarà un caso?
Il terzo mantra è la certezza del risparmio, garantita dalle centrali a cippato.
Forse è vero rispetto al gasolio, ma se osserviamo le alternative l'affermazione svanisce.
Il costo di una centrale come quella di Palanzano, con due caldaie da 350 Kw l'una, è di 426.000 euro e il costo di quella di Monchio, da 926 Kw, è di 650.000 euro. Il costo aggiuntivo della rete di teleriscaldamento è di 500 euro al metro lineare. Monchio ha già speso 100.000 euro solo per una parte della rete di teleriscaldamento. Il comune di Palanzano, viste le conseguenze nel bruciare cippato fresco, è passato a bruciare pellet.
Forti di questa esperienza, avrebbero risparmiato molto di più se avessero messo piccole caldaie a pellet in ognuno dei 5 fabbricati del comune, senza bisogno dei costi del teleriscaldamento. Una caldaia automatica a pellet da 60 Kw di potenza, capace di riscaldare una superficie di 800 m², costa 36.000 euro, detraibili al 55% in 10 anni. Il costo reale diventerebbe di 16.000 euro.
Con neanche 100.000 euro avrebbero risolto il problema e avrebbero potuto destinare il resto dei finanziamenti  regionali ad interventi di ristrutturazione per il risparmio energetico, creando così anche lavoro. Bisogna confrontarsi sui numeri e solo su quelli vedere chi ha ragione.
Il quarto mantra è che non si intacca il patrimonio forestale perché il cippato deriverebbe solo dalla pulizia dei boschi. Un falso evidente.
La pulizia dei boschi era in uso quando la legna era poca e la gente tanta.
Ora non la fa più nessuno, tanto meno i boscaioli o le cooperative di taglio, che se dovessero raccogliere le ramaglie fallirebbero a causa dei costi della manodopera.
Il cippato fresco deriva in realtà dal taglio meccanizzato del bosco.
Dall'esbosco a pianta intera il tronco diventa tondame da lavoro e i rami e il cimale, una volta tagliati, vengono subito cippati con foglie e tutto il resto. Per questo taglio meccanizzato è prevista anche l'apertura di nuove strade. Si assisterebbe, quindi, ad un'ulteriore rimaneggiamento del bosco e ad una sua maggiore esposizione al taglio generalizzato in atto per la speculazione sulla legna da ardere, che ha già superato la sostenibilità e che sta intaccando la rinnovabilità.
Una cooperativa di pulizia del bosco, quindi, non pulirebbe un bel niente, taglierebbe soltanto.
Il quinto mantra è che l'investimento strutturale nel teleriscaldamento sia necessario nei piccoli borghi perché gli anziani non sono più in grado di essere autonomi nemmeno a casa loro.
Tutta da ridere. Lo vadano a raccontare a chi, a 80 anni, va ancora in giro a funghi.
Per chi non ce la fa, poi, ci sono già in ogni borgo le case di riposo attrezzate.
Quello che serve alla montagna sono investimenti strutturali per creare lavoro, cosa che le centrali a cippato non fanno minimamente. Investimenti per la ristrutturazione dei borghi finalizzata al risparmio energetico ed alla ricezione agrituristica, di seconda casa, di affitto, capaci di creare lavoro nell'edilizia e nell'indotto e a seguire nel turismo, ormai moribondo.
Ma nella nostra montagna, altrettanto grave dell'abbandono dei borghi e della mancanza di lavoro è il taglio dei boschi causato dalla speculazione sulla legna da ardere. Le tonnellate di cippato che bruceranno nelle decine di future centrali termiche si andranno a sommare alle migliaia di tonnellate di legna che ogni anno vengono portate via su camion, con grave dissesto per i boschi, i versanti dei monti e le strade delle valli.
Su circa 300.000 tonnellate potenzialmente prelevabili dai boschi del nostro appennino, stando ai dati delle comunità montane, nel 2009 ne sono state effettivamente tagliate 190.000, sotto la voce di autoconsumo.
Ma questa parola, in borghi semi abbandonati, è ormai un eufemismo.
Forse era valida quando le case erano tutte abitate, ma non certo ora che lo è una casa su quattro.
Tutta quella legna viene portata via dal nostro territorio e venduta a caro prezzo chissà dove.
Il prezzo di mercato della legna da ardere stagionata 3 mesi è di 11 euro al quintale, arriva anche a 18 euro se stagionata 2 anni.
Di quei soldi in montagna resta ben poco. Gli anziani dei borghi che fanno tagliare i loro boschi di proprietà incamerano solo 1.000 euro all'ettaro.
La gran parte dei soldi del taglio finisce giù in città, a coloro che vi si sono trasferiti da tempo e che hanno conservato la proprietà della casa e di appezzamenti boschivi.
Certo, qualche boscaiolo in ogni borgo mette in tasca un po' di più, 4 o 5.000 euro per ogni ettaro tagliato, ma col sudore della fronte non si arricchisce di sicuro.
Né quel po' di euro in più che girano per i borghi ne cambiano l'assetto economico.
I soldi veri finiscono nelle tasche dei commercianti e dei grossisti della filiera della legna da ardere.  Gente che non tornerà certo in montagna per investire.
I dati degli ettari richiesti al taglio nel 2011 non sono ancora disponibili, ma non lo sono nemmeno quelli del 2010, nonostante siano stati richiesti per un anno intero.
Tutti i boscaioli dicono che si è tagliato molto di più, forse molto più del doppio e che sono nate delle aziende che hanno assunto in nero operai che tagliano a più non posso, pagati un tanto a m³.
A confermare l'enormità dei tagli e il mancato rispetto spesso delle regole minime sono le parole stesse del sindaco di Langhirano Stefano Bovis, durante un'assemblea aperta del Pd sullo stato della montagna: “Se dovessimo punire quest'anno chi ha sgarrato dalle regole dei tagli, dovremmo comminare ammende per alcune decine di migliaia di euro. Ma non so se è il caso di farlo, alcune aziende fallirebbero”.
Ma se i tagli hanno ormai superato la sostenibilità e stanno intaccando la rinnovabilità dei nostri boschi, non si può più accettare che le autorità amministrative impongano il silenzio ai funzionari preposti.
La risorsa verde dei boschi non è “il nuovo petrolio su cui siamo seduti”, come affermato da un funzionario della Provincia, ma una risorsa preziosa che va salvaguardata proprio nell'interesse della montagna, di chi vi abita e del suo futuro possibile.

Giuliano Serioli

Rete Ambiente Parma
2 giugno 2012

www.reteambienteparma.org  -  info@reteambienteparma.org
comitato pro valparma - circolo valbaganza - comitato ecologicamente - comitato rubbiano per la vita -
comitato cave all’amianto no grazie - associazione gestione corretta rifiuti e risorse – no cava le predelle –
associazione per l'informazione ambientale a san secondo parmense


venerdì 1 giugno 2012

Cara Parma ti scrivo...


Il messaggio di Patrizia Gentilini in occasione del faccia a faccia con il forno

Carissimi amici di Parma,
credetemi se vi dico che sono con voi con tutto il cuore e lo sarei stata anche di persona, per testimoniarvi tutta la mia vicinanza ed il mio supporto in questa tornata così cruciale in cui il sogno potrebbe davvero avverarsi.



Con questo confronto davanti “alle fauci del forno” voi avete davvero centrato il cuore dei problemi ed il bersaglio intorno a cui si gioca non solo l'elezione del vostro sindaco (cosa certo importantissima), ma il futuro della vostra città e la salute dei suoi abitanti di oggi e di domani.
Costruire un inceneritore vuol dire ipotecare il futuro  perché,  una volta che quel forno sarà acceso, dovrà bruciare almeno 20 anni per ammortizzare i costi ed altri 20 per guadagnarci.
E allora tutte le buone pratiche e tutti vostri sforzi andranno in fumo e cenere come i vostri rifiuti e soprattutto la vostra salute.

Vi ricordo che nel recentissimo settimo programma del Parlamento Europeo su Ambiente e Biodiversità, si legge che la Commissione deve prevedere “obiettivi di prevenzione, riutilizzo e riciclaggio più ambiziosi, tra cui una netta riduzione della produzione di rifiuti, un divieto di incenerimento dei rifiuti che possono essere riciclati o compostati”.
E voi sapete bene che oggi la possibilità di recuperare al 100% anche frazioni difficili quali pannoloni /pannolini e simili è ormai realtà.
La strada da percorrere in tema di gestione “rifiuti” ( anzi, scusate risorse) è chiara, precisa, lineare:  le mille iniziative che in questi anni avete fatto ed il piano da voi redatto lo hanno dimostrato con chiarezza ed ormai anche i muri delle vostre case e le strade della vostra città lo hanno imparato.
Io posso dire - con gli occhi di una benevola nonna che ha  partecipato fin dall'inizio a tante di esse - di avervi visto crescere in un modo davvero straordinario in competenza, serietà, generoso e disinteressato impegno.
Tutto ciò si è ormai iscritto nel DNA della vostra città, anzi -più correttamente- diciamo che ne avete modificato in meglio l'epigenoma,  e questo  nessuno lo potrà più cancellare.
Del resto già il  risultato cui siete giunti già anche con questa serata lo dimostra.  .
Per questo mi sento di dirvi che se è vero che nessuno si merita un inceneritore, meno che mai lo merita Parma ed i suoi abitanti.

Patrizia Gentilini
Oncologo Isde
Associazione Internazionale Medici per l'Ambiente

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR

Parma, 1 giugno 2012

Sono passati
732 giorni dalla richiesta a Iren del Piano Economico Finanziario dell'inceneritore di Parma

Sono passati
26 giorni dal previsto avvio dell'inceneritore: avrebbe dovuto accendersi il 6 maggio 2012

Sono passati
11 giorni dal referendum sull'inceneritore: i cittadini hanno detto no al forno

Dal 1° maggio 2012 piatti e bicchieri di plastica potranno essere conferiti nella raccolta differenziata della plastica (bidone giallo) grazie a nuovi accordi ANCI-CONAI

giovedì 31 maggio 2012

Punto Zero


Dopo anni di malfunzionamento Parma è stata come resettata.
Il fatidico pulsantino sul retro della macchina è stato schiacciato dai cittadini il 21 maggio scorso.
Siamo al punto zero, quando il sistema viene riavviato e per vederlo funzionare di nuovo bisogna attendere il caricamento del sistema operativo.
Anche con lo spinoso problema dell'inceneritore ci troviamo al punto zero.



Dal 2005, anno in cui il Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti, approvato dalla Provincia, indicava un impianto di trattamento termico come necessità per il territorio, sono passati ormai 7 anni.
Il progetto dell'inceneritore era stato avviato già a fine 2005, quando Enia aveva bussato alla porta di Ato e del comune di Parma.
Per diversi anni il progetto è stato coccolato sia dalla Provincia che dal Comune, affidando ad Enia, poi diventata Iren, una sorta di carta bianca, perché tutti concordavano sulla importanza e bontà del progetto.
Così il comune di Parma ha stretto nel 2006 un accordo con Enia, dove di impegnava alle varianti urbanistiche ed a favorire l'iter per giungere nel più breve tempo possibile al traguardo.

La Provincia, dal canto suo, convocò nel 2008 la Conferenza dei Servizi, l'organo che nel giro di qualche mese approvò la Via (Valutazione di Impatto Ambientale) con lo schema dell'Aia (Autorizzazione Integrata Ambientale), procedura che diede il via definitivo al progetto.
Tutti di corsa verso la realizzazione di questo meraviglioso e lungimirante progetto.
Tante cose però sono cambiate nel frattempo.
La raccolta differenziata ha raggiunto livelli percentuali che mettono in crisi la floridità del forno.
I due sistemi sono in diretta concorrenza perché si alimentano degli stessi materiali.
E i materiali non si moltiplicano a piacimento.
Così si sono inventati alcuni stratagemmi. Non avviare in città una seria raccolta differenziata, tenere l'organico insieme all'indifferenziato, non applicare la raccolta differenziata alle aziende ed ai mercati.
Tanti piccoli aiutini per ottenere mucchi di rifiuti sporchi e talmente mischiati da rendere impossibile la loro separazione e quindi facile il loro smaltimento in discarica o inceneritore.
Il gestore guadagna se smaltisce, non se ricicla.
Il riciclo porta vantaggio alle amministrazioni locali, ai cittadini, non alle lobbies dell'incenerimento.
Il giocattolo inceneritore oggi si è rotto.
Ha il comune capoluogo contro e una serie di inciampi legali che frenano la sua corsa, nonostante la foga di Iren che cerca di accelerare il cantiere e farlo girare a mille.
Oggi siamo al punto zero.
Per capire cosa occorre fare è necessario, caricando il nuovo sistema operativo, utilizzare software esclusivamente open source, aperti e leggibili da tutti.
Senza questa chiarezza non è possibile interagire su nulla.
Solo una lettura puntuale dei libri permetterà, con i tempi necessari, ad acquisire informazioni su tutto l'iter di questo progetto, a verificare tutti i passaggi e la loro correttezza.
Il rapporto con Iren deve mutare profondamente. Le multiutilities devono essere a disposizione delle amministrazioni per mettere in pratica i “loro” progetti, le “loro” visioni, e non viceversa.
Anche la trasparenza del gestore, che fin qui non c'è stata, deve essere un requisito indispensabile se si vuole mantenere un rapporto di collaborazione.
Da due anni viene rifiutata la visione del documento economico finanziario sull'inceneritore, il timone con il quale si capirebbe come Iren intenda recuperare l'investimento sul Pai.
La trasparenza su tutto il progetto era stata votata dal consiglio comunale di Parma come un pre requisito per validare tutta la procedura.
La trasparenza che ancora oggi latita.
E che fa pensar male. Se manca oggi che ancora il forno è spento chissà domani...

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR

Parma, 31 maggio 2012

Sono passati
731 giorni dalla richiesta a Iren del Piano Economico Finanziario dell'inceneritore di Parma

Sono passati
25 giorni dal previsto avvio dell'inceneritore: avrebbe dovuto accendersi il 6 maggio 2012

Sono passati
10 giorni dal referendum sull'inceneritore: i cittadini hanno detto no al forno

Dal 1° maggio 2012 piatti e bicchieri di plastica potranno essere conferiti nella raccolta differenziata della plastica (bidone giallo) grazie a nuovi accordi ANCI-CONAI

lunedì 28 maggio 2012

Iren, nerI scenari, opportunità di svolta


E' preoccupato, Garbati, ad di Iren. Ed ha ragione ad esserlo.
Solo che guarda nella direzione sbagliata.
Se vuole trovare il bandolo della matassa deve girare lo sguardo dentro la società.



Ricapitoliamo.
Amps era la municipalizzata della nostra città, forte di lavoratori, denaro (si parla di miliardi in titoli) e utili, radicamento sul territorio, certamente con debolezze da sanare, ma un riferimento certo per Parma.
Così era a Reggio Emilia ed a Piacenza.
Si volle poi procedere con la fusione, la parola magica che sembra risolvere ogni problema e di fusione in fusione siamo arrivati ad avere una società decotta, appesantita da un debito enorme, killerata dalla Borsa, con un rapporto con i territorio vicino allo zero assoluto.
Ma non è nemmeno questa posizione che vogliamo mettere in luce.
Dal nostro umile punto di vista è la sua arretratezza culturale che è drammatica.
Iren sostanzialmente è una società che non innova, non si aggiorna, non guarda avanti.
Iren è una società di smaltimento e lo smaltimento dei rifiuti verrà meno in pochi anni, surclassato dalla necessità ormai impellente di risparmiare, riciclare, riusare, recuperare, non sprecare.
Iren poi non è nemmeno innovativa negli altri campi: non guarda alle energie alternative, non brilla in nessun campo in particolare, non ha un settore ricerca e sviluppo in grado di competere sul mercato globale.

Cosa ne è della nostra Amps? Usata per trasformare il suo gruzzolo per alimentare opere altrimenti impossibili da realizzare, oggi la multiservizi non esiste più, come non esiste l'influenza del nostro comune in seno all'assemblea dei soci.
Iren è perdente ed è tutto merito della sua governance, dei suoi amministratori, forse obnubilati da cachet eccessivi e sproporzionati ai risultati deludenti ottenuti.
Iren potrebbe cambiare, se non è già tardi.
Potrebbe trasformare la propria fisionomia per rincorrere il futuro che avanza al galoppo. E lo potrebbe fare partendo da Parma, approfittando della tempesta perfetta che sta gelando la crescita dell'inceneritore non voluto e rigettato ora anche dalla amministrazione.
Deve fare un passo straordinariamente coraggioso.
Non sappiamo se ne sia capace.
Se lo sguardo dei suoi delegati spazi così avanti.
Di tempo ce n'è poco, ma le opportunità ancora sono tutte lì, acchiappabili.
Le incapacità fin qui dimostrate andrebbero ammesse, utilizzando le energie innovative dei territori in cui opera come volano di crescita, sviluppo, riconversione.
Nessuno ha acrimonia per Iren, sono i comportamenti che sono sbagliati.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR

Parma, 28 maggio 2012

Sono passati
728 giorni dalla richiesta a Iren del Piano Economico Finanziario dell'inceneritore di Parma

Sono passati
22 giorni dal previsto avvio dell'inceneritore: avrebbe dovuto accendersi il 6 maggio 2012

Sono passati
7 giorni dal referendum sull'inceneritore: i cittadini hanno detto no al forno

Dal 1° maggio 2012 piatti e bicchieri di plastica potranno essere conferiti nella raccolta differenziata della plastica (bidone giallo) grazie a nuovi accordi ANCI-CONAI

Cambiare strategia, una sfida da vincere


Il sindaco è pronto. E gli industriali di Parma?

Così è iniziata l'avventura del nuovo sindaco di Parma: al Paganini per celebrare l' anniversario della Polizia di Stato.
C'erano tutte le autorità, e tutte hanno voluto stringere la mano al sindaco più giovane dal dopoguerra. C'è grande fermento attorno a questo ragazzo proveniente dalla società civile e slegato da tutte quelle relazioni pericolose e intricate che hanno portato la nostra comunità al collasso.



Il sindaco dovrà incontrare i cosiddetti “poteri forti”, che hanno investito con determinazione nel sistema inceneritore.
Molti attendono questo confronto per vedere di che pasta è fatto il giovanotto.
In campagna elettorale sosteneva impavido che avrebbe fermato l' inceneritore. Quando varcherà la soglia di Palazzo Soragna e si troverà di fronte ad alcuni degli industriali più importanti del mondo, sarà altrettanto impavido? Noi siamo convinti di sì.
Il sindaco è uno di noi, è cresciuto assieme a noi e porterà un messaggio positivo all'Unione Parmense degli Industriali.
Dall'inceneritore passa tutta la nostra vita: ambiente, ecologia, economia, salute, lavoro, stili di vita, global warming, risorse finite in un pianeta finito.

Diciamo no inceneritore per dire sì alle alternative che creano posti di lavoro, che preservano le risorse delle future generazioni, che non avvelenano l'ambiente, che non compromettono le catene alimentari, che fanno risparmiare soldi, che non sono in conflitto con i limiti del pianeta.
Trent'anni fa, Aurelio Peccei, manager della FIAT stimato in Italia e nel mondo, commissionò uno studio al MIT di Boston, per capire quale fosse l'impronta che gli esseri umani esercitano su questo pianeta con le loro attività quotidiane.
La multinazionale che finanziò il lavoro era la Volkswagen. I risultati drammatici che emersero, diedero il titolo allo studio: “I limiti dello sviluppo”. Viviamo in un pianeta finito con risorse finite, non possiamo continuare ad estrarre materia vergine per poi disperderla in discariche o in atmosfera tramite gli inceneritori. Le nostre attività corrono più velocemente della capacità di rigenerazione degli ecosistemi e stiamo perdendo fertilità dei suoli. Abbiamo il dovere di intercettare tutta la frazione organica per riportarla ai terreni sotto forma di compost. La campagna porta nutrimento alla città: la città deve poi riportarlo alla campagna.
Gli industriali possono creare un business straordinario nel campo della green economy. Le grandi multinazionali, come la Procter & Gamble, stanno investendo in innovazione proprio per recuperare materia e consentirne la rivendita, creando business e posti di lavoro. Oggi sono riusciti a ridare vita anche a tutti quei pannolini, pannoloni e assorbenti che Parma invece vuole continuare a bruciare, avvelenando terra, acqua e aria.
Quanti investimenti rischiamo di perdere con l'inceneritore? Possiamo davvero permetterci di bruciare le nostre eccellenze e il nostro futuro? GCR ha portato a Parma Braungart e i suoi industriali. Economie in esplosione, non in recessione. Possiamo creare un cambiamento che le future generazioni non dimenticheranno.
Mille anni fa Parma era ai vertici per la seta. Oggi non possiamo cullarci sull'agro-alimentare. Dobbiamo cogliere la sfida della sostenibilità per ricondurre l'impronta umana dentro a confini che possano garantire alle future generazioni di vivere su un pianeta desiderabile, non moribondo.
I cittadini di Parma sono pronti alla sfida. Anche il sindaco lo è. Mancano solo gli industriali.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR

Parma, 28 maggio 2012

Sono passati
728 giorni dalla richiesta a Iren del Piano Economico Finanziario dell'inceneritore di Parma

Sono passati
22 giorni dal previsto avvio dell'inceneritore: avrebbe dovuto accendersi il 6 maggio 2012

Sono passati
7 giorni dal referendum sull'inceneritore: i cittadini hanno detto no al forno

Dal 1° maggio 2012 piatti e bicchieri di plastica potranno essere conferiti nella raccolta differenziata della plastica (bidone giallo) grazie a nuovi accordi ANCI-CONAI

domenica 27 maggio 2012

Effetto domino


o Dies Iren

Echeggiano crolli quasi simultanei o per lo meno conseguenti.
Deraglia il progetto del centrosinistra su Parma, trascinando nella polvere il candidato Bernazzoli, che da sostenitore dell'inceneritore, vede messo in dubbio anche il progetto del forno.



Il neo sindaco di Parma Federico Pizzarotti ha fatto della lotta contro l'inceneritore uno dei cavalli di battaglia (vincenti) della sua campagna elettorale: ora non potrà che concretizzare le promesse.
La sua travolgente vittoria alle urne ha travolto non solo il candidato del Pd nella sua veste di aspirante sindaco, ma ha indebolito, e di molto, la sua figura di presidente della Provincia,  da cui non si era dimesso, e al quale oggi ha fatto mestamente ritorno.
La resa dei conti all'interno del partito è di queste ore e nei prossimi giorni avremo modo di capire se il partito democratico di Parma ha ancora dentro di sé le energie necessarie alla ricostruzione, partendo da macerie imponenti e lontane nel tempo.

Questi scoppi simultanei hanno causato anche un muro di nebbia sul progetto dell'inceneritore.
Ne risente anche Iren, che viene da un tracollo in Borsa, 20% di perdita in due giorni.
Iren, che ha fatto del progetto di Parma uno dei baluardi del suo rilancio, e ora sente il terreno franare.
Ha una situazione debitoria allarmante: quasi tre miliardi di euro, contro i due e mezzo di fine 2011.
A Torino il cantiere dell'altro inceneritore in costruzione vive di altrettanta incertezza, tra ripetute morti sul lavoro e i dubbi che cominciano a crescere sulla opportunità della collocazione e sulla reale necessità di questa infrastruttura.
A Parma Iren è al centro di raffiche di vento impetuose.
Il progetto dell'inceneritore è stato avallato dagli enti locali contro le direttive europee che impongono gare di appalto continentali per impedire le posizioni dominanti.
Perfino l'assegnazione della raccolta dei rifiuti è messa in discussione dall'Europa. Come è stato possibile affidare direttamente ad una Spa un servizio pubblico che tocca direttamente le tasche dei cittadini e solo con la concorrenza si può garantire a parità di servizio, la migliore tariffa per i contribuenti?
Lo stesso cantiere fu stoppato lo scorso dalla mancanza di titolo edilizio, permesso a costruire che nonostante la sentenza del Tar, non si è mai manifestato ne Iren lo ha presentato: un motivo non piccolo per valutare anche il ricorso al Consiglio di Stato, contro una sentenza a dir poco curiosa.
Ma le incertezze sulla liceità di tutto il progetto non finiscono qui.
La Procura di Parma possiede un corposo dossier sull'argomento, frutto di decine di esposti, una pesante cartella che ha fatto aprire un fascicolo affidato al procuratore Roberta Licci, che ha poi demandato la Guardia di Finanza per la indagini del caso.
A che punto sono le analisi degli 007 della Finanza? Le indagini sono chiuse?
Oggi si continua a sottolineare il rischio di forti penali se e quando il progetto dell'inceneritore verrà stoppato. Ma non si tiene conto come il cantiere sia sotto osservazione da autorità italiane e straniere e potrebbe essere l'autorità giudiziaria a porre l'ultima definitiva parola sul forno.
“Dies Irae, dies illa, solvet saeclum in favilla”: a chi apparterranno le ceneri finali?

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR

Parma, 27 maggio 2012

Sono passati
727 giorni dalla richiesta a Iren del Piano Economico Finanziario dell'inceneritore di Parma

Sono passati
21 giorni dal previsto avvio dell'inceneritore: avrebbe dovuto accendersi il 6 maggio 2012

Sono passati
6 giorni dal referendum sull'inceneritore: i cittadini hanno detto no al forno

Dal 1° maggio 2012 piatti e bicchieri di plastica potranno essere conferiti nella raccolta differenziata della plastica (bidone giallo) grazie a nuovi accordi ANCI-CONAI