sabato 12 novembre 2011

San Bartolomeo VII

lettera aperta a iren

Gent.ma
Selina Xerra - Responsabile Relazioni Esterne - Iren Ambiente Spa

e p.c.
Andrea Viero - Direttore Generale Iren
Roberto Paterlini - Direttore Generale Iren Ambiente
Stampa locale

Spett. Dott.ssa Xerra,
ci troviamo di nuovo a segnalare, per la 7a volta dall’8 agosto 2010, la cattiva gestione dei rifiuti prodotti dalle attività commerciali ed in particolare dagli ortofrutta.
Piazzale San Bartolomeo sta diventando l’emblema di questo pessimo modo di gestire i nostri scarti e l’assoluta mancanza di azioni correttive e di repliche da parte di Comune di Parma ed Iren ci porta a rivolgerci a Lei, che delle relazioni con il pubblico è la responsabile, per ottenere se non altro un chiarimento.



Le foto che alleghiamo sono state scattate sabato 12 novembre in vicolo Sant’Alessandro, a pochi passi da piazzale San Bartolomeo e dimostrano inequivocabilmente che l’accordo sottoscritto il 19 ottobre 2010, e annunciato dall’ex-assessore all'ambiente del Comune di Parma Cristina Sassi, sia stato completamente disatteso e che materiali preziosi come il cartone, il legno e la plastica vengano inesorabilmente avviati allo smaltimento/incenerimento, causando inutili costi per la collettività e mancati introiti al comune per mancato pagamento dei materiali da parte del Conai.
Le segnalazioni alla stampa locale sono state ripetute il 31 ottobre 2010, il 18 novembre 2010, il 5 febbraio 2011, il 20 febbraio 2011 e il 14 agosto 2011, senza che suscitassero il benché minimo cenno di risposta né una spiegazione plausibile.
Ricordiamo che nel preventivo 2010 di ATO, l'agenzia che dirige la gestione dei rifiuti in provincia, il servizio di raccolta cassette ortofrutta prevedeva a favore di Iren 63.956,23 euro, facendo intendere che non si tratti di un servizio facoltativo, ma di una prestazione per la quale Iren beneficia di un corrispettivo.
Riteniamo che certe inefficienze non siano più tollerabili, sia per motivi economici sia per l’obbligo etico di avviare al recupero più materiali possibili, riducendo al minimo gli effetti nocivi derivanti dallo smaltimento ed incenerimento di preziose materie prime come quelle sprecate oggi con questa pratiche scorrette.
Sarebbe peraltro molto semplice predisporre roll-containers per la raccolta separata degli imballaggi, mettendo così in grado gli operatori commerciali di conferire in modo corretto oggetti che altrimenti vengono per forza di cose introdotti impropriamente nei cassonetti dell’indifferenziato.
Quello che chiediamo come cittadini è che Iren adotti un approccio dedicato alle diverse categorie di utenti con cui si rapporta, predisponendo piani di raccolta personalizzati alle diverse esigenze. Privati cittadini, attività commerciali, amministratori di condominio, pubblica amministrazione, non possono essere affrontati allo stesso modo da un moderno gestore di servizi ambientali.
Vogliamo sperare che San Bartolomeo smetta di essere quell’emblema di inefficienza, inadeguatezza e mancato ascolto che finora ha rappresentato per la nostra città.

Cordiali saluti,
Gabriele Folli
Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR

Parma, 12 novembre 2011

-25 giorni alla sentenza nel merito del Tar di Parma sul cantiere dell'inceneritore
+530 giorni dalla richiesta a Iren del Piano Economico Finanziario del Pai, forse perché l'inceneritore costa 315 milioni di euro?

Mancherebbero 176 giorni all'accensione del forno. Se ancora lo si farà.

Da giugno 2011 anche a Parma il tetrapak (cartoni del latte, dei succhi di frutta...) può essere riciclato, mettendolo nel bidone giallo per la raccolta di vetro, plastica e barattolame.

giovedì 10 novembre 2011

La Food Valley minacciata

Molteplici voci, per dire che la food valley è gravemente minacciata.
Sulla Gazzetta di Parma Carlo Andrea Sartori, vicepresidente di Asser, associazione regionale dei suinicultori, ha affermato che le aziende con meno di 10 capi chiudono, perché gli allevatori sono anziani e non c'è ricambio in famiglia. Le aziende con più di 100 capi chiudono perché più capi vuol dire più costi a prezzi di vendita invariati.
Come mai, invece, crescono le aziende con un numero di capi tra 10 e 100?



Sono più agevolate nello smaltimento o meno sottoposte a controlli?
Non esiste un disciplinare sulle cosce che imponga la loro produzione locale, vietando l'importazione?
Non esiste alcuna tracciabilità?
Le cosce di prosciutto vengono infatti ormai in gran parte importate dalla Romania: numerosi sono gli allevamenti suini che hanno chiuso perché troppo costosi gli impianti richiesti per lo smaltimento delle deiezioni.
Gli stessi allevamenti bovini, tutti rigorosamente industriali, stanno gravemente intasando di ammoniaca le falde e i suoli in pianura, quando non addirittura inquinando bellamente i torrenti in
cui scaricano senza regole, come lungo l'Enza, il Cedra etc.

“La svolta negativa in zootecnia, afferma il dott. Cunial, è avvenuta alla fine degli anni 70 quando sono nati i mangimifici che riconvertono spesso rifiuti (vedi oli esausti e diossina nelle galline) in alimenti zootecnici, slegando completamente la produzione animale dal suolo agricolo, che prima era necessario per l'alimentazione degli animali e per lo spargimento delle deiezioni. Inoltre l'inquinamento è divenuto altissimo passando dal letame al liquame: un'autentica bomba ecologica per le falde, perché contiene azoto altamente solubile (nitrico nitroso ed ammoniacale).
Il letame maturo ha tutto l'azoto in forma organica e quindi non solubile in acqua, inoltre ha un odore caratteristico non sgradevole, ma la politica soprattutto europea ha spinto verso la
direzione sbagliata, inoltre posso testimoniare che si controllano le cose formali e non si vuole intervenire sull'inquinamento reale. I nitrati che si trovano nelle acque e nell'acquedotto di Parma arrivano soprattutto dalle zone collinari ed appenniniche, che alimentano le reti acquedottistiche.
Mi è capitato di trovare negli acquedotti anche valori 6 volte superiori alla norma, ma se chiedi i dati ti danno dei valori medi periodici. Per il prosciutto servirebbe il censimento dei capi, così che si scoprirebbe che i suini italiani sono meno della metà!
Altro che trifoglio, l'importazione di balle di fieno da qualsiasi parte è ormai la norma e per ovviare al disciplinare del parmigiano per quanto riguarda gli ettari in rapporto al numero di capi in stalla, pare si ricorra all'affitto senza il governo dei tagli, solo per essere formalmente in regola.
Tali allevamenti industriali stanno colonizzando anche la montagna, risalendo le valli fino ai crinali. Infatti dai dati del censimento bovino del 2010 risulta che le aziende con numero di capi tra 100 e 500 sono in crescita e ne sono a conferma le stalle sorte tra Selvanizza e Monchio, tra Selvanizza e Rigoso e tra Neviano e Lagrimone.
Come potranno suoli, torrenti e falde sempre più inquinati sostenere un processo industriale che sembra non porsi limiti di quantità di prodotto, mirando solo ad una speculazione forsennata e improvvida? Come ci si può basare solo su una tracciabilità igienica formale per produrre
un alimentare che si pretende di elevata qualità e non soprattutto sull'eccellenza dei sapori che solo la qualità artigianale delle lavorazioni può garantire, insieme alla sostenibilità del tutto per
l'integrità del territorio?
E' una affermazione di Mutti, dell'omonima azienda produttrice di conserve di pomodoro.
Una strada potrebbe essere quella dei biodigestori anaerobici, per produrre metano dalle deiezioni e di quelli aerobici per produrre compost, fertilizzante naturale.
Il comune di Montechiarugolo aveva accennato ad un progetto in tal senso, ma pareva dimensionato sullo smaltimento dell'intero comprensorio che dalla città andava fino a Neviano, con gli ovvi problemi di traffico e sostenibilità.
In ogni caso non se ne è più saputo niente.
Da un produttore di prosciutto, cui è stato proposto, si è saputo che un sacco di aziende si sono buttate sulle rinnovabili per specularci, producendo energia elettrica e incamerando incentivi dalla combustione di olio di colza, importato da chissà dove.
Se fosse una cosa diffusa sarebbe un'ulteriore fattore di inquinamento della food valley.

Giuliano Serioli

www.reteambienteparma.org
info@reteambienteparma.org
Rete Ambiente Parma
Aria Acqua Suolo Risorse Energie
Comitati Uniti per la Salvaguardia del Territorio Parmense
comitato pro valparma - circolo valbaganza - comitato ecologicamente - comitato rubbiano per la vita - comitato cave all’amianto no grazie - associazione gestione corretta rifiuti e risorse – no cava le predelle

L'obiettivo resta la salute

The Untouchables e l'affaire inceneritore

Per una volta ci troviamo d’accordo col presidente della Provincia Bernazzoli, per quanto riguarda lo spinoso caso dell’inceneritore di Ugozzolo.
Anche noi abbiamo completa e totale fiducia nella magistratura confidando che si faccia piena luce sulle diverse ombre che si allungano come fantasmi sul contestatissimo progetto di gestione rifiuti adottato dalla Provincia di Parma nel 2008.



Molteplici sono gli esposti depositati alla procura dagli avvocati Allegri e De Angelis e da GCR oltre che dall'ingegner Cavalca.
Le segnalazioni riguardano l’affidamento dell’inceneritore ad Enia da parte di ATO, che pur si dichiara allo stesso incompetente a farlo, la gara per le opere civili da 43 milioni di euro a cui si presentò come unico concorrente la cooperativa CCC di Bologna, la proprietà della rete di teleriscaldamento di cui pare non vi sia traccia nei registri comunali (di chi è la rete? del Comune? di Iren? Quanto paga l’azienda privata Iren al comune per l’utilizzo del suolo pubblico?), l’affidamento a Iren, in via esclusiva e senza gara pubblica, delle fasi di raccolta, trasporto e smaltimento rifiuti e di quelle di trattamento, recupero e riciclaggio, la mancanza di titolo edilizio al cantiere, su questo ultimo fatto il 7 dicembre ci sarà la decisione del TAR.
La lista è lunga e complessa. Gli uomini della Guardia di Finanza e dalla Procura avranno pane per il loro denti, quando cercheranno di sbrogliare l'intricata matassa.
Il nostro obiettivo finale, comunque, rimane quello di realizzare a Parma una gestione corretta dei rifiuti, che salvaguardi territorio e persone.
Preferiremmo che a vincere fossero valori propositivi e non chiudere questa vicenda come nel film “Gli Intoccabili”, dove i paladini della giustizia riescono ad incastrare il pluriomicida Al Capone per una banale questione di evasione fiscale.
A Gcr interessa andare oltre quella che sarà l’eventuale chiusura del cantiere.
Per questo motivo andiamo sostenendo da mesi la necessità di valutare il progetto di van Gansewinkel, che prevede la riconversione del PAI di Parma (il cantiere di Ugozzolo) in un'area dove gestire tutti gli scarti in modo meccanico e a freddo, dove realizzare un compostaggio ad hoc per produrre concime utile alle nostre terre, dove gli scarti plastici sono portati a nuova vita tramite estrusione, evitando di bruciarli, perdendoli per sempre e nel mentre emettendo veleni nell'aria, un futuro a portata di mano, dove i cittadini che fanno una buona raccolta differenziata vengono premiati con tariffe che scendono con l'aumentare della virtù.
Il gestore dei servizi ambientali che vogliamo per la nostra provincia deve basare il suo business sulla massimizzazione del recupero della materia.
Che sia una multiutility olandese o la stessa Iren per noi non fa alcuna differenza.
Nel film “Novecento” i 2 rivali, ormai parecchio su d'età, si ritrovano e riprendono a litigare, senza ricordarsi nemmeno più il motivo. Noi invece preferiamo la concretezza, le tinte nette, di qua o di là, mantenendo le porte sempre aperte a nuove collaborazioni, senza improduttivi sguardi al passato.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR

Parma, 10 novembre 2011

-27 giorni alla sentenza nel merito del Tar di Parma sul cantiere dell'inceneritore
+528 giorni dalla richiesta a Iren del Piano Economico Finanziario del Pai, forse perché l'inceneritore costa 315 milioni di euro?

Mancherebbero 178 giorni all'accensione del forno. Se ancora lo si farà.

Da giugno 2011 anche a Parma il tetrapak (cartoni del latte, dei succhi di frutta...) può essere riciclato, mettendolo nel bidone giallo per la raccolta di vetro, plastica e barattolame.

mercoledì 9 novembre 2011

Dove c'è l'inceneritore c'è...

Un impianto di incenerimento rifiuti viene definito dalla legge italiana Industria insalubre di classe 1, la più pericolosa, proprio a causa delle forti ricadute emissive che comporta la combustione ad altissima temperatura di materiali eterogenei come sono i rifiuti.
A Parma nel 2008 è stato autorizzato da Comune e Provincia un impianto di incenerimento da 130.000 tonnellate, la cui ubicazione è stata individuata ad Ugozzolo, a poche centinaia di metri da importanti stabilimenti alimentari ed a soli 4 km dal centro città.



Nel progetto sono certificate maggiori emissioni di PM10 per 3,2 tonnellate anno, dal camino (alto 70 metri) usciranno 144.000 metri cubi/ora di sostanze gassose contenenti, tra gli altri elementi, anche furani, metalli pesanti, diossine, ossidi di azoto ed ossidi di zolfo ed altre migliaia di sostanze ad oggi ancora sconosciute.
Sul web abbiamo creato una pagina che contiene una foto panoramica a 360° del sito, in modo da rendere evidente l’assurdità di questa collocazione, considerata un'economia come quella di Parma, con secolari tradizioni nelle produzioni agro-alimentari di qualità.
http://www.gestionecorrettarifiuti.it/pano/panorama/Panorama.html
Parma è conosciuta in tutto il mondo per il Parmigiano-Reggiano, per il Prosciutto di Parma, per altri salumi d'eccellenza, per l’industria conserviera.
E per avere nel suo seno il pastificio più grande del mondo.
La pagina web, che da quando è stata lanciata, il 17 ottobre scorso, ha toccato punte giornaliere di 853 visualizzazioni, da oggi è disponibile anche in lingua inglese, francese, spagnola, tedesca e cinese, ed a breve verranno caricate le versioni in portoghese e russo.
La notizia giunta ieri sulla richiesta fatta all’EFSA dall’europarlamentare dell’IdV Zanoni, che sollecita una ricerca scientifica sugli effetti degli inceneritori sulle produzioni agroalimentari, dovrebbe far riflettere i nostri decisori politici e le nostre aziende dell'agroalimentare e del turismo.
Parma è ancora in tempo per evitare, ora che l’impianto non è ancora completato, i disastri che si manifestano sempre più di frequente dove operano impianti simili, che sulla carta sono dotati di certificazioni e tecnologie avanzate di filtraggio dei fumi, ma che poi nella realtà sono spesso causa di inquinamento dell’ambiente che li circonda.
Inceneritori come quello di Pietrasanta, di Melfi, di Pisa e di Forlì sono solo alcuni degli impianti saliti alla cronaca negli ultimi mesi per problemi giudiziari relativi ad emissioni fuori norma, in alcuni casi tenute nascoste dagli organi che dovevano vigilare.
Veleni che hanno causato disastri ambientali e malattie.
Oggi ci possiamo fermare perché ci sono le alternative. Un piano per il territorio è già stato proposto da una multi-utility olandese. Attende solo di essere verificato.
Occorre però che tutti i soggetti in campo che hanno potere decisionale (Provincia, Comune, Iren ed Unione Industriali) procedano di comune accordo per concordare una exit strategy, una scelta che porterebbe solo vantaggi al territorio.
Per Iren è l’occasione per puntare su nuovi modelli di business votati al recupero di materia che pure si stanno rivelando estremamente profittevoli per gli operatori del settore.
Saper cogliere quest’occasione di coniugare profitto e sostenibilità ambientale, porterebbe benefici e risolverebbe le contrapposizioni anche aspre che finora si sono registrate in questa vicenda.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR

Parma, 9 novembre 2011

-28 giorni alla sentenza nel merito del Tar di Parma sul cantiere dell'inceneritore
+527 giorni dalla richiesta a Iren del Piano Economico Finanziario del Pai, forse perché l'inceneritore costa 315 milioni di euro?

Mancherebbero 179 giorni all'accensione del forno. Se ancora lo si farà.

Da giugno 2011 anche a Parma il tetrapak (cartoni del latte, dei succhi di frutta...) può essere riciclato, mettendolo nel bidone giallo per la raccolta di vetro, plastica e barattolame.

martedì 8 novembre 2011

Il deputato europeo Zanoni lo chiede a Catherine Geslain-Laneelle

La notizia è clamorosa e sta facendo il giro del web.
In Commissione Ambiente al Parlamento Europeo, il deputato dell'Italia dei Valori Andrea Zanoni ha portato al centro dell'Europa la questione inceneritori, chiedendo all'Authority sulla sicurezza alimentare uno studio sugli effetti degli impianti sulle colture agricole e sugli allevamenti.



Geslain-Lanéelle ha ringraziato Zanoni per aver portato alla sua attenzione la situazione: “E’ importante difendere la salute dei cittadini, per questo l’agenzia monitora costantemente i prodotti alimentari del Paesi membri”. La direttrice Efsa si è dimostrata disponibile a raccogliere e valutare le segnalazioni fatte dall’eurodeputato che promette di “interessare le autorità europee ogni volta che quelle italiane falliscono nel proteggere la nostra salute”.
Un petardo che sta scatenando il putiferio e che porta le dovute conseguenze a Parma, visto che nella richiesta dell'eurodeputato si fa espresso riferimento all'inceneritore di Ugozzolo, citandolo come “impianto in costruzione a fianco di Barilla”.
La notizia viene riportata dai siti web: Parma Today, Gazzetta di Parma on line, Ansa, Qui Brescia, proprio mentre Iren conferma l'investimento parmigiano e l'intenzione di accendere il camino tra un anno. E' in prima pagina sul sito web dell'eurodeputato: www.andreazanoni.it
Lo studio sugli effetti delle emissioni degli inceneritori sul comparto agricolo non è ancora stato affrontato a livello comunitario ed è la prima volta che viene tirata in ballo direttamente l'Efsa, che ha sede proprio a Parma e che finora non si era interessata alla vicenda, pur avendo come mission la sicurezza degli alimenti e quindi anche il controllo su tutti gli aspetti antropici che potrebbero mettere a rischio le produzioni alimentari.
Non a caso Zanone cita il colosso della pasta che dista circa un km dall'impianto, un camino che a regime emetterà 144mila metri cubi di aria sporca all'ora, ponendo tanti quesiti e preoccupazioni all'importante dirimpettaio.
La richiesta di indagare sugli effetti delle emissioni degli inceneritori era venuta proprio un anno,m era il 5 novembre, al convegno organizzato a Mezzocorona da Nimby Trentino, la nostra associazione (Gcr) e il Comitato Ambiente Salute e Legalità di Verona.
Da Parma era intervenuto Mario Schianchi della Strada del Prosciutto e dei Vini dei Colli.
Il guru dei vini Mario Fregoni aveva lanciato un forte allarme sui rischi che corre la viticoltura vicina a questo tipo di impianti. Ora finalmente la svolta al Parlamento Europeo, che siamo sicuri porterà un nuovo importante tassello nella lotta contro gli inceneritori di ogni tipo e latitudine.
Fregoni, docente alla Cattolica di Piacenza, presidente del Comitato Italiano Vini Doc, è considerato il maggior esperto a livello mondiale di viticoltura, avendo pubblicato 300 ricerche e 11 libri sul tema.
Il Gcr ha chiesto durante la serata all'Astra, in cui hanno partecipato Ezio Orzes, Jack Macy e da Napoli Raphael Rossi, una moratoria di 5 anni sull'inceneritore in costruzione a Parma.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR

Parma, 8 novembre 2011

-29 giorni alla sentenza nel merito del Tar di Parma sul cantiere dell'inceneritore
+526 giorni dalla richiesta a Iren del Piano Economico Finanziario del Pai, forse perché l'inceneritore costa 315 milioni di euro?

Mancherebbero 180 giorni all'accensione del forno. Se ancora lo si farà.

Da giugno 2011 anche a Parma il tetrapak (cartoni del latte, dei succhi di frutta...) può essere riciclato, mettendolo nel bidone giallo per la raccolta di vetro, plastica e barattolame.

Polli alla diossina, è allarme a Pordenone

Esposto a Procura e Efsa

di Elena Del Giudice www.ilmessaggeroveneto.it

Parte da un pollo l’allarme diossina nel Maniaghese. I rappresentanti di quattro comitati, Alicia Zanetti per “Sì al riciclo totale, no all’incenerimento di rifiuti”, Tullio Tramontina per “Campagna pulita”, Loredana Lorenzi per “Sos monte San Lorenzo”, Gianandrea Franchi di “Cittadini per l’ambiente”, hanno inviato ai Nas, e tramite questi alla Procura del tribunale di Pordenone, un esposto con il quale si mettono sotto accusa la qualità ambientale dell’intera Pedemontana pordenonese e gli effetti che questo inquinamento determina sugli animali e sull’uomo.



Per dimostrare la propria tesi, i comitati hanno deciso di fare analizzare da un ambulatorio privato un pollo ruspante, nato e cresciuto in un’aia della frazione di Campagna, al confine con la zona industriale, alimentato all’aria aperta e senza ricorso a mangimi industriali.
Il referto del laboratorio non lascia adito a dubbi: nel pollo è stata rilevata una concentrazione di diossine due volte superiore al limite di legge e dieci oltre il valore raccomandato. Concentrazioni che “obbligherebbero – scrive il laboratorio – a risalire alla fonte ed eliminarla”.
Per i sottoscrittori, che si sono affidati all’avvocato Fabiano Filippin, non ci sono molti dubbi su quali possano essere le fonti della contaminazione da diossina. Ricordano infatti la tipologia di insediamenti industriali in zona, la presenza di fonderie, cementifici, siti per lo stoccaggio e lavorazione di rifiuti, inceneritori. “Da anni – spiegano nell’esposto – la frazione di Campagna e i dintorni vengono investiti da nubi dall’odore acre e tali da provocare irritazioni alle vie aeree e alle mucose». Episodi sempre più frequenti che hanno costretto molti residenti a fare ricorso alle cure mediche per ovviare agli inconvenienti. Di queste “nubi” potenzialmente cariche di inquinanti, i comitati hanno depositato anche documentazione, come foto e filmati. Inoltre gli abitati «vengono interessati da insoliti depositi di colore nero, ben visibili su auto, finestre, foglie, verdure da orto. Il materiale si presenta scuro e dall’odore chimico metallico». Per l’Arpa si tratterebbe di «guano di cocciniglia, ma non spiega come mai questi depositi avvengano anche in pieno inverno, quando di tali insetti non c’è traccia”.
Nonostante di tutto ciò in passato siano stati investiti Arpa, Comune, Provincia, Asl, “nulla è mutato. Né interrogazioni politiche né una segnalazione alla magistratura hanno fermato le sgradevoli emissioni e la precipitazione di inerti”. Da qui l’idea dell’esperimento, il pollo ruspante fatto analizzare per valutare le conseguenze dell’inquinamento sull’animale e il preoccupante referto che è parte integrante dell’esposto spedito ai Nas, alla Procura e all’Autorità europea per la sicurezza alimentare, con cui si chiede l’apertura di un’inchiesta.
A Nas e magistratura i comitati chiedono “di disporre un’immediata indagine volta ad acclarare l’eventuale presenza di diossina oltre i limiti di legge su animali, terreni ed esseri umani nell’area di Campagna e dei centri limitrofi”. E questo impiegando tutti i mezzi necessari, compreso il sequestro preventivo e probatorio. Una volta accertati gli episodi cui si fa riferimento nella denuncia, andrà valutata “la sussistenza dei reati che saranno ritenuti ravvisabili, perseguendo i responsabili”.
Ma che cos’è esattamente la diossina? Le diossine sono un gruppo di sostanze chimiche molto tossiche e in genere altamente persistenti nell’ambiente e nei sistemi biologici. La scienza non ha dubbi sulla natura cancerogena delle diossine, sull’effetto tossico che hanno sul sistema endocrino e sui seri problemi che possono provocare alla riproduzione e allo sviluppo. La loro capacità di indurre effetti negativi sulla salute anche a esposizioni molto basse dà a queste sostanze grande rilevanza sanitaria. Le diossine non esistono pure in natura: sono prodotti secondari di molti processi chimici industriali come l'incenerimento e la produzione di pesticidi. Le diossine passano dagli animali all’uomo principalmente attraverso l’alimentazione. Queste sostanze sono solubili nel grasso e per il 98 per cento si accumulano nella carne, nei latticini, nelle uova e nel pesce. I maggiori “corrieri” di sostanze tossiche sono i grassi di origine animale, ed era nata così la contaminazione dei polli e delle uova in Belgio di alcuni anni fa.

http://messaggeroveneto.gelocal.it/cronaca/2011/11/05/news/nel-pollo-diossina-oltre-i-limiti-e-allarme-1.1648589

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR

Parma, 8 novembre 2011

-29 giorni alla sentenza nel merito del Tar di Parma sul cantiere dell'inceneritore
+526 giorni dalla richiesta a Iren del Piano Economico Finanziario del Pai, forse perché l'inceneritore costa 315 milioni di euro?

Mancherebbero 180 giorni all'accensione del forno. Se ancora lo si farà.

Da giugno 2011 anche a Parma il tetrapak (cartoni del latte, dei succhi di frutta...) può essere riciclato, mettendolo nel bidone giallo per la raccolta di vetro, plastica e barattolame.

lunedì 7 novembre 2011

A processo gli inceneritori di Forlì

Hera e Mengozzi davanti ai giudici

Dalle pagine di Forlì Today:
http://www.forlitoday.it/cronaca/venerdi-11-novembre-processo-hera-mengozzi.html

Venerdì partirà ufficialmente il processo alle Società Hera e Mengozzi SpA, che gestiscono i due impianti di incenerimento di Forlì, quello per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani (potenzialità 120.000 tonn/anno, Hera SpA) e quello per lo smaltimento dei rifiuti speciali ospedalieri (potenzialità 32.000 tonn/anno, Mengozzi SpA), a seguito di decreto di rinvio a giudizio emesso il 26 maggio scorso dalla Procura della Repubblica di Forlì. Lo ricordano le Associazioni Ambientaliste WWF e Clan-Destino.



"A questo rinvio a giudizio si è giunti dopo che, nel dicembre del 2006, le due associazioni, assieme ad alcuni cittadini forlivesi, avevano depositato un esposto denuncia in cui si ipotizzavano una serie di violazioni delle vigenti normative sanitarie ed ambientali e dopo che, nella primavera del 2008, il GIP del Tribunale di Forlì aveva aperto la procedura di incidente probatorio per effettuare i dovuti approfondimenti e tutte le perizie finalizzate a capire se sussistevano gli elementi per portare a processo le due Società. WWF e Clan-Destino - si legge nella nota congiunta - hanno seguito passo dopo passo le varie tappe dell'incidente probatorio, assistite dagli Avvocati Roberto Roccari e Stefano Senzani, che proseguiranno il loro lavoro anche in sede processuale, a partire dall'11 novembre prossimo, con la formale costituzione di parte civile. Al centro dei reati contestati vi è quello relativo all'immissione in atmosfera di sostanze pericolose per la salute pubblica quali: polveri, composti organici totali, ossidi di azoto e acidi vari, fuori dai casi consentiti, perché i titoli abilitativi conseguiti dalle due Società sono, a parere della Pubblica Accusa, da considerarsi invalidi, nulli ed inefficaci".
"In altre parole, Hera SpA e Mengozzi SpA avrebbero esercitato l'attività di smaltimento di rifiuti urbani e speciali sulla base di autorizzazioni (Autorizzazione Integrata Ambientale AIA, Valutazione d'Impatto Ambientale VIA ed autorizzazione ex Art. 27 D.L.vo n.22/97) parziali (perché riferite solo a parti degli impianti) e viziate da una serie di illegittimità amministrative; tali autorizzazioni talvolta addirittura decadute. Inoltre Hera SpA e Mengozzi SpA avrebbero ottenuto le suddette autorizzazioni inducendo in errore i componenti della Giunta Provinciale ed il personale tecnico della medesima Amministrazione Provinciale (deputati alle procedure di autorizzazione), dichiarando la sussistenza dei requisiti e delle condizioni necessarie al rilascio delle autorizzazioni ed abilitazioni occorrenti", spiegano WWF e Clan-Destino.
"Nel procedimento penale potrebbero (e dovrebbero), a nostro avviso, costituirsi parte civile sia il Presidente dell'Amministrazione Provinciale di Forlì-Cesena, in quanto rappresentante dell'Ente indotto in errore autorizzativo, sia il Sindaco del Comune di Forlì, poiché la precedente amministrazione Comunale aveva espresso parere negativo, assieme alla ASL, alla procedura di Valutazione di Impatto Ambientale. - conclude la nota - Auspichiamo pertanto che anche le sopracitate Amministrazioni locali, nel caso non avessero già provveduto, si costituiscano a pieno titolo parte civile insieme alle Associazioni Ambientaliste, dimostrando il proprio impegno a garantire la massima tutela dell'ambiente e della salute pubblica. Clan-Destino e WWF Forlì rivolgono infine un urgente appello alla comunità forlivese affinché partecipi attivamente al procedimento attraverso un contributo per coprire le spese legali ed aprono a tal scopo una specifica sottoscrizione".

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR

Parma, 7 novembre 2011

-30 giorni alla sentenza nel merito del Tar di Parma sul cantiere dell'inceneritore
+525 giorni dalla richiesta a Iren del Piano Economico Finanziario del Pai, forse perché l'inceneritore costa 315 milioni di euro?

Mancherebbero 181 giorni all'accensione del forno. Se ancora lo si farà.

Da giugno 2011 anche a Parma il tetrapak (cartoni del latte, dei succhi di frutta...) può essere riciclato, mettendolo nel bidone giallo per la raccolta di vetro, plastica e barattolame.

domenica 6 novembre 2011

Doppia intervista

Fare un parallelo tra gli inceneritori di Bolzano e Parma potrebbe diventare un'intervista doppia, come siamo abituati a vederne alle Iene, il programma di Italia 1.
Due casi simili, due progetti che dovrebbero vedere la luce nel corso del 2013, che trattano le stesse quantità di rifiuti, 130.000 tonnellate ogni anno, ma che, conti alla mano, differiscono in modo imbarazzante nella parcella finale.


Il rendering dell'inceneritore di Bolzano. Cieli azzurri, verde, nuvole candide: il green washing prevede anche questo. Celare agli occhi...

Perché a Parma costruire l'inceneritore costa, per ora, 205 milioni, mentre se lo si vuole erigere a Bolzano costa 100 milioni in meno.
E' di 123 milioni infatti il conto aggiornato dell’impianto sudtirolese, a cui vanno detratti 15 milioni di euro per la bonifica dei terreni, che portano dunque il conto alla molto più conveniente cifra di 108 milioni. Un affarone, se lo confrontiamo con la salatissima fattura che pagherà Iren e di conseguenza tutti noi.
Bolzano era stata presa a modello dall’ex presidente di Enia, Andrea Allodi, che aveva all'uopo organizzato una gita sul posto, portando con sé industriali, giornalisti, addetti ai lavori, per convincere l’opinione pubblica e i diretti interessati, sulla bontà e sull’innocuità del progetto.
Purtroppo però il modello Bolzano non è stato adottato a livello economico e, francamente, è difficile comprendere come si possa spiegare un divario di questa misura, per un'opera molto simile nei numeri, considerando che entrambi gli impianti serviranno la rete di teleriscaldamento.
Bolzano oggi registra il litigio tra Provincia e Consorzio dei Comuni sulla decisione su chi dovrà sobbarcarsi i costi, ed anche sulle tariffe da praticare ai cittadini per rientrare nell’investimento.
Un litigio che infrange l’idilliaca immagine bolzanina di prati verdi, mucche al pascolo, e tanta concordia, che Allodi avrebbe voluto importare anche in Padania, in particolare con il munifico boschetto mangia polveri, che a lui, prima di essere defenestrato dalla società, piaceva farci cadere dall'alto in inglese, dandogli quel non so che di importante e serio. Lo sentiamo ancora in Youtube recitare lentamente, perché anche noi ignoranti possiamo comprendere: “fitoremedescioooon”.
Il presidente della Provincia Autonoma di Bolzano, Luis Durnwalder, fa anche un po' di conti della serva e si accorge, magari un po’ tardivamente, che non tornano: “E' un impianto che dovrebbe autofinanziarsi, ma sarà necessaria qualche iniezione di denaro. Attraverso calore ed energia elettrica l'inceneritore potrà contare su 4-5 milioni di utili all'anno. In vent'anni dunque arriviamo a 80 milioni”, non sufficienti dunque per rientrare dall’investimento.
A maggior ragione lo stesso conteggio andrebbe applicato all'impianto di Ugozzolo.
E' per questo che dal maggio del 2010 Gcr, il direttore di Parmadaily Andrea Marsiletti, gli avvocati Allegri e De Angelis, perfino l’ex sindaco Vignali, chiedono copia del Piano Economico Finanziario del Pai, per essere messi nelle condizioni di comprendere come verrà assorbito ed a a spese di chi il debito contratto.
Ma il piano latita, da 524 giorni.
Noi continueremo a riproporre ogni giorno la richiesta.
Tutti i giorni a venire e, se sarà necessario, anche oltre il giorno della fatidica data di accensione, che noi contiamo di non vedere mai.

Qui l’articolo dell’Alto Adige a cui si fa riferimento:
http://altoadige.gelocal.it/cronaca/2011/11/03/news/inceneritore-da-123-milioni-non-si-sa-chi-paga-5226576

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR

Parma, 6 novembre 2011

-31 giorni alla sentenza nel merito del Tar di Parma sul cantiere dell'inceneritore
+524 giorni dalla richiesta a Iren del Piano Economico Finanziario del Pai, forse perché l'inceneritore costa 315 milioni di euro?

Mancherebbero 182 giorni all'accensione del forno. Se ancora lo si farà.

Da giugno 2011 anche a Parma il tetrapak (cartoni del latte, dei succhi di frutta...) può essere riciclato, mettendolo nel bidone giallo per la raccolta di vetro, plastica e barattolame.