sabato 6 agosto 2011

Nonno Allodi e la favola dell'inceneritore

“Abbiamo affidato ad Hera solo l'impianto dei fumi” recita testuale Nonno Allodi, ex presidente di Enia, ex vicepresidente di Iren, oggi consulente in proprio.
Il tema è quello della paternità dell'impianto di incenerimento, che dal 1° luglio scorso è bloccato per abuso edilizio. Intervistato da Polis Quotidiano Allodi conferma il nostro scoop, adducendo l'esperienza di Hera nel campo e i tempi in cui si era dato vita alla consulenza, quando cioè ancora si profilava una fusione con la multiutility romagnola.
Nelle favole si raccontano tante avventura incredibili, consci della loro scarsa attinenza con la realtà e la favola dell'inceneritore non è da meno.



Oggi, utilizzando il fervido Allodi, rilanciamo la palla dall'altra parte, essendo in grado di pubblicare una serie di immagini che contrastano con le dichiarazioni di chi sapeva benissimo come stavano le cose, ma oggi ha perso la memoria, come succede a una certa età.
Si tratta dei progetti esecutivi del forno, di quadri elettrici, progetti di motori e combustioni, insomma tutto l'inceneritore ha targa Hera, dal fondo alla cima del camino.
Ecco la legenda
1.Bruciatori ausiliari a gas naturale;
2.Sistema di trasporto ceneri volanti di caldaia
3.Planimetria sistemazione sale quadri e componenti elettrici principali
4.Motori asincroni in bassa tensione
5.Sistema di combustione a griglia
6.Silenziatori
7.Pagina 5 specifica tecnica silenziatori
Addirittura la specifica tecnica dei silenziatori è datato 2005, quindi ben prima che prendesse forma l'inceneritore parmigiano. Copie di altri impianti?
A pagina 5 di questo documento si legge che “La presente specifica tecnica riguarda la progettazione meccanica, l’approvvigionamento dei
materiali, la costruzione, l’ispezione, i collaudi ed i controlli, l’elaborazione della documentazione
tecnica, le modalità di preparazione alla spedizione dei silenziatori per lo scarico atmosferico di
gas o vapori, da installarsi presso gli impianti di HERA”.
Non parliamo poi della domanda ancora irrisolta di chi sia L Morselli, firmatario di alcuni progetti. Il professore di Bologna Luciano Morselli sostiene si tratti di un ingegnere, tale Luca Morselli, “nemmeno mio parente” ci tiene a precisare il professore. Ma di Luca Morselli non c'è traccia alcuna nel mondo infinito della rete.
Siamo alla ricerca di te, Luca Morselli, se ci sei batti un colpo.
Allodi invece tace sulla targa politica di tutta questa vicenda anche se è evidente.
Come già detto l'inceneritore di Parma è del Pd, che nei territori amministrati, Genova, Torino, l'Emilia Romagna, ha di fatto costruito una gestione dei rifiuti affidata ad Iren ed a Hera, chiudendo il cerchio delle multiutilities, ottime occasioni per entrate sicure.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR

Parma, 7 agosto 2011

+36 giorni dallo stop del cantiere dell'inceneritore di Parma
+432 giorni dalla richiesta a Iren del Piano Economico Finanziario del Pai, forse perché l'inceneritore costa 315 milioni di euro?

Provincia e Fotovoltaico

Insieme per la speculazione?

Si chiama “Fotovoltaico insieme” il progetto della Provincia di Parma per dotare ogni comune venga di un campo solare che produca energia elettrica.
L'amministrazione ha dichiarato di essere riuscita ad attirare nel nostro territorio ben 120 milioni di euro di investimenti. I parchi fotovoltaici crescono come funghi e non c'è comune che non ci stia.
Ma qualcosa non è chiaro.



Quando si vanno a leggere gli articoli della Gazzetta si vengono a sapere altri fatti, altre informazioni.
A Fidenza, a fronte di un parco fotovoltaico della potenza di 998 Kwh, costato 3,8 milioni di euro e che produrrà 1,2 milioni di Kwh, il comune incassa solo 100.000 euro, mentre il volume degli incentivi prodotto dall'impianto sarà invece di 530.000 euro.
A Varsi, a fronte di un impianto di 800 Kwh di potenza, che dovrebbe rendere circa 400.000 euro di incentivi, il comune ne introita solo 50.000.
Come mai?
La risposta è semplice. Le amministrazioni locali si occupano solo dell'affitto del terreno, e tutto il resto se lo intasca chi ha allestito il progetto.
A Roccabianca il comune incamererà solo 100.000 euro, anzi 80.000 perché 20.000, scrive il giornalista della Gazzetta, li dovrà dare alla Provincia per le consulenze.
Anzi, ancora meno. Spetterà ancora al comune pagare l'affitto al proprietario del terreno, che è un privato.
Qualcosa non torna.

Tutti ormai sanno che il fotovoltaico, con gli incentivi, rende circa il 12% annuo del capitale investito. Quasi tutte le banche sono disposte a concedere mutui ai municipi per impiantare campi fotovoltaici fino ad un massimo di 5 milioni di euro.
Anche se le banche chiedono interessi del 6%, gli incentivi sono sufficienti a ripagare mutuo ed interessi e resta sempre un gruzzolo da utilizzare, soprattutto perché nel frattempo il costo dei pannelli tende continuamente a diminuire.
Perché allora ogni comune della provincia non fa in modo di dotarsi di impianti energetici propri? Perché non copiare Monchio, che utilizzerà una parte dei proventi degli incentivi per ristrutturare le case del paese ai fini del risparmio energetico?
O meglio ancora come Fornovo che, costituita una ESco, coinvolge i cittadini stessi e i loro tetti nell'impianto, facendo lavorare artigiani del luogo all'installazione.
Se l'energia rinnovabile è un'occasione di diffusione di nuova impresa nel territorio, come tutti concordano, non si capisce perché ogni comune non ne possa diventare il motore.
Non si capisce perché gli incentivi, prelevati dalle nostre bollette, debbano finire nella maggior parte dei casi in tasca ad aziende già ampiamente consolidate ed estranee al mondo del lavoro locale, sia per la progettazione che per l'installazione.
Certo, si può capire che piccoli comuni di montagna o della bassa non si sentano tecnicamente attrezzati per farlo da soli. Ecco allora che si capirebbe l'intervento della Provincia per sussidiarli, integrando le loro capacità. Non certo per sostituirsi ad essi, delegando ai privati sia il lavoro che il finanziamento e gli introiti. O peggio, addirittura per chiedere quel 5% ai comuni che ha il sapore di un balzello per non dire di peggio.
I soldi degli incentivi vengono da tutti noi e devono principalmente finire in tasche pubbliche. Devono servire a finanziare opere e servizi per il bene comune e rivitalizzare quell'imprenditoria minuta che è alla base della democrazia economica.
Ma questo non sembra proprio l'intento del meccanismo messo in piedi dalla Provincia.
Un impianto fotovoltaico sui tetti riceve una tariffa di incentivazione, un impianto a terra ne ricava una inferiore.
I parchi fotovoltaici di cui stiamo parlando, quelli da 1 Mwh, in gran parte vengono installati a terra. Se un'azienda o una finanziaria se li intestassero, ne fossero i proprietari, percepirebbero 0,30 euro di tariffa onnicomprensiva. Per i comuni, al contrario, sia che l'impianto sia sui tetti, sia che sia a terra la tariffa onnicomprensiva è la stessa, quella massima, cioè 0,44 euro.
Tutto questo, nelle intenzioni, è per favorire i Comuni.
Ma le cose nella pratica vanno diversamente.
Nel conto energia che fa capo al Gse è prevista la possibilità di cedere la concessione ventennale di cui si è intestatari ad altri, ad una banca, ad una finanziaria. Una volta che, con atto notarile, la concessione ventennale è passata alla finanziaria, è questa che riceve tutti i soldi della incentivazione.
Il meccanismo della Provincia funziona proprio in questo modo.
L'amministrazione, attraverso il project-financig, raccoglie investitori disposti a mettere i soldi.
I comuni si intestano il parco fotovoltaico da costruire e quando arriva l'omologazione dal Gse cedono la concessione ventennale alla finanziaria, che si tiene la tariffa onnicomprensiva
corrispondente all'energia prodotta, cioè tutti soldi degli incentivi.
Ma in quel modo intasca il massimo della tariffa garantita ai comuni, gli 0,44 euro a Kwh e non gli 0,30 euro che spetterebbero ad una normale azienda privata.
In tal modo, le finanziarie truffano legalmente il Gse per 0,14 euro a Kwh.
Moltiplicando gli 0,14 euro per i 30 milioni di Kwh prodotti da tutti gli impianti coinvolti, circa 24 parchi fotovoltaici come affermato dalla Provincia, si ottengono circa 4.200.000 euro che, moltiplicato 20, gli anni di concessione, fanno circa 84 milioni di euro.
Questo l'importo totale che le finanziarie agguantano al Gse e che, guarda caso, corrisponde
a più dei due terzi del capitale che hanno investito.
Tutto il resto degli incentivi è quindi per loro guadagno netto, grasso che cola.
Ma andiamo avanti.
L'energia che viene prodotta e che fa scattare gli incentivi è energia elettrica, ha un valore definito, cioè 0,09 euro a Kwh, e viene venduta a quel prezzo all'Enel.
Un impianto da circa 1 Mw di potenza produce mediamente 1200 Mwh, cioè 1.200.000 Kwh.
Provate voi a fare i conti. Sono circa 108.000 euro.
Proprio quei centomila euro da cui eravamo partiti, a Fidenza: i soldi che il comune si prende da tutta la storia.
In altre parole, le finanziarie girano ai comuni solo i proventi della vendita all'Enel dell'elettricità prodotta.
Anzi, un po' meno perché c'è da dare qualcosa alla Provincia che ha organizzato il project-financing attraverso l'assessorato all'ambiente.
Pare siano 20.000 euro ad impianto.
Alle finanziarie va la massa dei soldi degli incentivi. Alla fine coi circa 30 Mw installati e i 120 milioni di euro investiti si prenderanno circa 15 milioni annui per venti anni, cioè 300 milioni.
I comuni non avranno nemmeno l'energia elettrica gratis, ma solo pochi spiccioli, chi più chi meno.
Ma soprattutto non avrranno colto l'occasione di diventare impresa, di essere in grado di produrre progetti e lavoro.
Alla Provincia andrà la sua piccola percentuale per il disturbo che, però, moltiplicata per 24, il numero degli impianti, fa una cifra niente male.
Appunto per questo si chiama "fotovoltaico insieme".
Ma insieme a chi, in realtà? Insieme alla speculazione, ci sembra di poter dire.
E questa massa di denaro che circola, a quali tasche giunge?

Giuliano Serioli

www.reteambienteparma.org
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Rete Ambiente Parma
Aria Acqua Suolo Risorse Energie
Comitati Uniti per la Salvaguardia del Territorio Parmense
comitato pro valparma - circolo valbaganza - comitato ecologicamente - comitato rubbiano per la vita - comitato cave all’amianto no grazie - associazione gestione corretta rifiuti e risorse – no cava le predelle

venerdì 5 agosto 2011

Comandi, compagno segretario

l'inquisitore inquisito

Un segretario regionale di partito che detta l'agenda ad un comitato di cittadini.
Se fosse di destra, scoppierebbe l'apocalisse.
Invece è “solo” il nuovo civismo dei democratici, interpretato da Stefano Bonaccini, ai margini del Bersani Day di Parma, mentre il leader Pd aveva appena indicato l'apertura alle associazioni di cittadini come strada maestra del partito.
Quindi niente di male.
Invece la gravità della situazione è evidente, impressa nel video che Repubblica Parma on line ha impietosamente pubblicato in rete:
http://tv.repubblica.it/edizione/parma/inceneritore-scintille-no-termo-bonaccini/73569?pagefrom=1



Una realtà cruda, immortalata nei fotogrammi mercoledì scorso, sotto i Portici del Grano, luogo simbolo della protesta degli indignados di Parma, che chiedono le dimissioni della giunta Vignali, ma che non trovano nel Pd una valida alternativa.
Ci aspettano giorni oscuri se questi saranno i nuovi potenti al governo della città ducale, giorni di obbligato silenzio, perché non si può parlare male di loro.
Se il metodo che sarà applicato è quello del segretario regionale Bonaccini, sarà il caso che i comitati si mettano seriamente alla ricerca di una alternativa fuori dagli schemi dei partiti, per non ritrovarsi al guinzaglio dei nuovi padroni.
La richiesta del segretario regionale è veemente, non pensa neppure un secondo che si sta rivolgendo a liberi cittadini, che dal 2006 si battono contro l'inceneritore di Parma, un progetto sostenuto allora da tutte le compagini politiche, ma ora difeso solo dal Pd, e con quale spreco di energie.
Il suo perentorio invito è efficacissimo nel mostrare cosa ci sta dietro le belle parole di maniera.
Avere ascolto significa prima di tutto fare del nemico loro il nemico nostro, chiedendo appunto le dimissioni del sindaco Vignali, addirittura facendosi registrare mentre denuncia un reato “Vignali ha rubato”, di cui non sappiamo se siano seguite reazioni del caso.
Prima di tutto insomma viene la firma di presenza sul loro libro soci, poi seguirà, forse, la discussione.
Il tema ha poca importanza, la dichiarazione di vicinanza ha la priorità su tutto.
Ma Bonaccini sta cercando di imporsi su persone che fin dal 2006 hanno declinato la salute senza vessilli sulle spalle, ne di destra ne di sinistra, stringendo la mano solo a chi ha fatto qualche cosa verso le loro posizioni, come il sindaco Vignali il 1° luglio scorso, quando ha chiuso i cancelli del cantiere per mancanza del titolo edilizio.
Un atto che non ha avuto il coraggio di fare Bernazzoli, presidente Pd della Provincia, nonostante fosse il suo ente a dover verificare che l'iter autorizzativo fosse scevro da brufoli e nei, risultati poi essere metastasi in propagazione maligna.
Se la dignità facesse ancora parte della scala dei valori del nostro tempo, la lettera di dimissioni del segretario comandino sarebbe già sul tavolo del partito.
Come non sarà, ovviamente, perché davanti a tutto vince l'interesse dei pochi, contro la giustizia dei molti.
Vince l'orticello di casa, costruito su mille vuote parole.
Anche più vuote oggi che Bonaccini risulta indagato per aver favorito una impresa quando era assessore a Modena. Al convegno del Pd a Parma si era imbufalito quando un nostro attivista aveva usato il termine ladro in modo troppo includente, ora capiamo meglio le sue reazioni adirate.
Ora la magistratura faccia il suo dovere e dica se le accuse sono consistenti ed oggettive.
Il segretario regionale ha due buoni motivi per ritirarsi a vita privata.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR

Parma, 5 agosto 2011

+35 giorni dallo stop del cantiere dell'inceneritore di Parma

+431 giorni dalla richiesta a Iren del Piano Economico Finanziario del Pai, forse perché l'inceneritore costa 315 milioni di euro?

giovedì 4 agosto 2011

Chi Hera Luciano Morselli

Nuovi attori nel cast della telenovela “Inceneritore di Parma”

L’analisi degli atti di cui siamo venuti a conoscenza nel giugno 2011 procede e le novità e i colpi di scena sono ormai all’ordine del giorno, anzi delle ore.
Abbiamo già informato la stampa e le autorità competenti delle 2 importanti varianti apportate al progetto dell'inceneritore dopo la sua approvazione definitiva.



La prima riguarda il by-pass che permette di bruciare fanghi non essiccati, la seconda la modifica al sistema filtrante.
Sono varianti queste che a nostro parere richiederebbero una convocazione ex novo della Conferenza dei servizi, per richiedere la valutazione di impatto ambientale adeguata alle innovazioni introdotte.
Ma finora nulla sappiamo di cosa abbiamo deciso i competenti uffici.
Oggi ecco nuovi fatti.
Premessa.
Luciano Morselli, professore dell’università di Bologna e docente presso il polo di Rimini del Corso di Laurea in Tecnologie Chimiche per l'Ambiente e per la Gestione dei Rifiuti, è membro designato dalla Provincia di Parma nel Comitato Tecnico Scientifico del PAI, l’organo di controllo che deve verificare la corretta esecuzione del progetto dell’inceneritore di Ugozzolo.
Il Cts si riunisce periodicamente per valutare eventuali difformità e suggerire miglioramenti in corso d’opera ed è formato da rappresentanti dei comuni interessati (Parma, Torrile, Colorno, Sorbolo, Mezzani), dalle associazioni ambientaliste, dall’Ausl, dall’Arpa, dalla Provincia.
Un organo di controllo con il compito di vigilare con molta attenzione e puntualità.
Il fatto numero 1: alcuni dei documenti su cui è stato redatto il progetto del Pai sono su carta intestata Hera, multi-utility emiliano-romagnola, tra i primi in Italia per fatturato e numero di clienti nei settori energia, ambiente e acqua.
Hera è però anche concorrente di Iren come dimostrano le sistematiche campagne pubblicitarie del gruppo anche a Parma, dove cerca di rubare clienti alla multiutility locale. Grazie al libero mercato dell'energia, gli utenti possono scegliere se abbandonare Iren per Hera nei contratti di luce e gas.
Il fatto numero 2: alcuni tra i più corposi progetti del Pai, redatti su carta intestata Hera, portano la firma di L Morselli, curioso caso di omonimia con il Luciano Morselli menzionato in precedenza.
Siamo certi che appunto si tratti di un caso di omonimia, perché se così non fosse, ci troveremmo di fronte ad un caso eclatante in cui il controllore nominato a garantire la perfetta esecuzione dell’opera da parte della Provincia di Parma, è lo stesso che ha firmato i progetti.
Chiediamo al presidente Bernazzoli e all’assessore Castellani di chiarire questo ultimo punto.
Chi è il L Morselli? O meglio, chi Hera?
Luciano Morselli ha ieri smentito di essere il firmatario dei progetti.
Non abbiamo problemi a credergli, sarebbe davvero un autogol clamoroso altrimenti, ma siamo comunque curiosi di sapere qualcosa di tal Luca Morselli, l'autentico sottoscrittore dei progetti.
Rimane comunque un problema forte la commistione di interessi che piano piano viene alla luce nella vicenda dell'inceneritore di Parma.
Un impianto che ogni giorno che passa diventa sempre più del Pd, che si sta guadagnando sul campo il titolo di partito dell'inceneritore.
Il forno infatti viene costruito praticamente in casa, assicurandosi che tutti i suoi mattoncini provengano dalla stessa fornace, e qui di seguito i fatti emersi che collimano con la nostra tesi.
Nell'aprile 2010 la gara d'appalto europea da 43,8 milioni di euro viene vinta dal consorzio CCC di Bologna, una cooperativa rossa vicinissima al partito democratico, che in tempi di crisi nera risulta unico concorrente
Ora emerge che il progetto è stato curato e scritto da Hera, multiutility bolognese in orbita Pd, che in teoria dovrebbe essere concorrente e non collaboratrice di Iren.
Luciano Morselli, compagno di avventura di Hera in tanti progetti, master universitari, fiere, viene casualmente scelto dalla Provincia di Parma come consulente nel Comitato Tecnico Scientifico che dovrà giudicar la bontà di un progetto che si scopre opera di Hera.
Tante situazioni che si fatica a pensare capitate per puro caso, ma che fanno invece pensare ad un disegno complessivo che considera la questione rifiuti, ma a questo punto anche energia, un valido strumento per tessere trame e scenari non meglio precisati, ma di orientamento politico certo.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR

Parma, 4 agosto 2011

+34 giorni dallo stop del cantiere dell'inceneritore di Parma
+430 giorni dalla richiesta a Iren del Piano Economico Finanziario del Pai, forse perché l'inceneritore costa 315 milioni di euro?

mercoledì 3 agosto 2011

Genitori contesi. Chi è il padre dell'inceneritore di Parma?

L'ennesimo scoop di Gcr sul Pai di Ugozzolo

Il cantiere a Ugozzolo langue, in attesa che Iren convinca il comune di Parma a recedere dal blocco di un'opera che tutti volevano, che tutti amavano.
Perfino Negambiente si pone a difesa di un impianto che nella sua accezione è ipso facto contro l'ambiente, inquinando fortemente ogni territorio dove opera.



Ma insomma oggi nulla è scontato e le ardite capriole sono specialità che riconosciamo possedute da una moltitudine.
Oggi però, nel silenzio del cantiere, ci è stata posta una domanda altrettanto assurda come dirsi a favore dell'ambiente e difendere il forno: “Di chi è l'inceneritore di Parma?”.
E questo apparentemente non è un quesito nuovo. Una domanda a cui di solito rispondiamo con perfidia: “Ma è del Pd, ovvio”.
Invece l'interlocutore non ha accettato la battuta e si è soffermato in spiegazioni e immagini surreali, ma intriganti.
Che oggi 33 giorni dal fermo cantiere, vorremmo condividere con voi.
L'uccellino scontroso ci riferisce che in realtà la paternità di Ugozzolo è ben oltre i confini di Reggio Emilia ma vola anche oltre Modena per planare infine dalle parti della capitale regionale.
Con tanto di immagini, che qui alleghiamo, ci viene spiegato che il progetto per Parma ha una firma precisa che comincia con H e finisce con A e che componendo senza grosso sforzo delle due lettere mancanti diventa Hera.
Il gruppo Hera è la multiutility emilano-romagnola, diretta concorrente di Iren, che serve i territori di Bologna, Modena, Ferrara, Imola, Ravenna, Rimini, Modena, Forlì. Olreew 4 miliardi di fatturato e 3 milioni di clienti.
Quindi Hera con Parma non ha proprio nulla a che fare
Quindi che la multiutility di Bologna pensi al progetto dell'inceneritore di Parma ci sembra per lo meno curioso.
Anche perché questi non sono progetti eseguiti nel tempo libero e per diletto ma hanno evidenti costi che saranno stati pagati da qualcuno. Da chi?
Non avendo conoscenze tali da poter accedere ai dati di Iren, che appunto da X giorni ci nega il conto economico dell'inceneritore, la nostra curiosità aumenta, perché vorremmo conoscere davvero chi ha commissionato lo studio e chi lo ha pagato.
E quando questo studio è stato portato a termine. E magari a quale modello di inceneritore si sono ispirati.
E magari nel piano economico qualche riferimento lo si potrebbe anche trovare.
La società che ha prodotto questo meraviglioso progetto si chiama Politecnica
Il sito a cui fare riferimento è www.politecnica.it
Il progetto per Parma è qui http://politecnica.it/1751/termovalorizzatore-di-parma/?cat=59
Un nuovo interessante capitolo della saga.
La passione ci travolge.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR

Parma, 3 agosto 2011

+33 giorni dallo stop del cantiere dell'inceneritore di Parma

+429 giorni dalla richiesta a Iren del Piano Economico Finanziario del Pai, forse perché l'inceneritore costa 315 milioni di euro?

Chiude Boicottiren

E' stata chiusa con un accordo tra le parti la vertenza Iren-Gcr, che aveva portato la nostra associazione a confrontarsi con la multiutility nelle aule del tribunale di Parma.
Alla campagna di boicottaggio, proposta dall'associazione Gestione Corretta Rifiuti lo scorso aprile, era seguita la reazione di Iren, che aveva citato in tribunale non solo l'associazione, ma anche 3 fra i promotori della campagna, coinvolgendoli a titolo personale e quindi anche con le rispettive famiglie e patrimoni.
La decisione del Gcr a quel punto era stata quella di mettere davanti a tutto la tranquillità delle persone, lasciando a queste ultime la decisione sul da farsi.
La soluzione è stata trovata tra le parti concordando rispettivi impegni.
Gcr ha chiuso la campagna di boicottaggio, rimuovendo le pagine Internet ad essa dedicate e impegnandosi in futuro a non riproporre il boicottaggio.
Iren dal canto suo si è impegnata al ritiro del ricorso ed a non promuovere azioni legali di risarcimento nei confronti sia di Gcr sia dei singoli attivisti, in merito alla campagna Boicottiren.
Il silenzio riguarderà ovviamente solo il boicottaggio e non gli altri temi all'ordine del giorno aventi ad oggetto la vicenda della realizzazione dell'inceneritore di Parma, fermo restando che permane la nostra motivata ed irriducibile avversione al progetto in corso
Il Gcr si è anche impegnato a diffondere un comunicato in cui rendere noto l'accordo.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR

Parma, 3 agosto 2011

+33 giorni dallo stop del cantiere dell'inceneritore di Parma

+429 giorni dalla richiesta a Iren del Piano Economico Finanziario del Pai, forse perché l'inceneritore costa 315 milioni di euro?

lunedì 1 agosto 2011

La maglia verde di Noceto, all'86% di raccolta differenziata

Noceto, quasi tredicimila abitanti, comune a 20 km a est di Parma a ridosso della Pedemontana, raggiunge in maggio l'86% di raccolta differenziata, riducendo di 2/3 i rifiuti indifferenziati e i relativi costi di smaltimento.
Un dato sorprendente, riferito dal vicesindaco Lorenzo Ghirarduzzi, che ha la delega all'ambiente e dal sindaco Giuseppe Pellegrini.
Un balzo eccezionale, dal 54,8 % del 2010, quando la raccolta non era ancora porta a porta, messo in atto in pochi mesi o potremmo quasi dire poche settimane.



Rifiuti Zero, o molto vicino a tale cifra nulla, è quindi possibile, con l'aiuto dei cittadini, che a Noceto, a quanto pare, ci mettono del loro.
Una dimostrazione con i fatti, come capita anche in tanti altri centri indipendenti e quartieri periferici di Parma.
Si può addirittura migliorare, perché la raccolta differenziata porta a porta ha margini per ulteriori scatti qualitativi e quantitativi, ad esempio introducendo la tariffazione puntuale, che premia i cittadini virtuosi che curano in modo particolare la differenziazione degli scarti.
Ma il dato che ci interessa c'è tutto e mette in crisi nera le stime di materiali che il piano provinciale di gestione dei rifiuti aveva previsto nel 2005, che trascorsi oltre 6 anni, avrebbe proprio bisogno di una revisione, se la Provincia ne avesse il coraggio.
Già lo scorso anno i risultati sono andati oltre le previsioni e si capisce che il passaggio del sistema di raccolta dei rifiuti da stradale e domiciliare porta a porta è il momento clou che determina percentuali bulgare da cui non si riesce più a tornare indietro.
Il dato 2010 riferito all'intera provincia di Parma riporta una quantità di rifiuto indifferenziato da smaltire pari a 65.300 tonnellate, portate fuori provincia a Reggio, Piacenza, Pavia.
Siamo già con due anni di anticipo al limite minimo previsto come apporto dei rifiuti urbani all'inceneritore. Già quest'anno il dato passerà sotto le 65 mila tonnellate, ponendo seri interrogativi su che cosa verrà bruciato a Ugozzolo.
Se Parma dovesse procedere con la raccolta domiciliare spinta in tutti i quartieri sarebbe crisi nera per le previsioni impiantistiche.
La caldaia sarebbe mezza vuota e ci si domanda cosa si intenda bruciarvi.
Pur necessitando di rifiniture e correzioni il sistema domiciliare porta a porta ha dato in tutta Italia i migliori risultati in termini di percentuali di raccolta differenziata e qualità dei materiali recuperati.
Certamente è necessario un atteggiamento ricettivo e collaborativo con i cittadini, per andare incontro alle problematiche che emergono via via che l'applicazione del sistema viene implementato.
Dubbi coma la frequenza settimanale di raccolta dell'indifferenziato, oppure la criticità estiva quando ci si allontana dal domicilio nel giorno “sbagliato”, quando cioè non è prevista la raccolta presso le abitazioni.
Ma risolte queste emergenze la raccolta può procedere spedita verso percentuali che superano abbondantemente il 70 % e si avvicinano all'80, con picchi virtuosi come quello di Noceto, che si avvicina al 90%.
Sono cifre toccasana anche per le casse dei comuni.
Differenziare di più significa incassare maggiori contributi Conai dai materiali riciclati venduti ai consorzi e soprattutto far calare di netto i costi dello smaltimento che sono direttamente proporzionali alla quantità dell'indifferenziato da trattare.
Considerando che a fine 2010 la popolazione servita con il porta a porta era di 225.000 unità, ci sono gli spazi per un netto ulteriore miglioramento, nonostante il risultato 2010 abbia già dei punti di merito notevoli, come il dato di 17 comuni che sono oltre il 70% di raccolta differenziata, centomila persone che differenziano oltre ogni più florida aspettativa.
Un segno importante di svolta nella gestione dei nostri materiali post utilizzo.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR

Parma, 1° agosto 2011

+31 giorni dallo stop del cantiere dell'inceneritore di Parma

+427 giorni dalla richiesta a Iren del Piano Economico Finanziario del Pai, forse perché l'inceneritore costa 315 milioni di euro?

domenica 31 luglio 2011

Parma, pattumiera d'Italia

Finalmente i giochi sono venuti allo scoperto, quelli che prevedono di fare di Parma la pattumiera d'Italia. Con la cancellazione dell'inceneritore di Reggio Emilia cadono tutte le teorie sulla necessità di un impianto di incenerimento a Parma, ultimo baluardo di chi ancora sostiene il forno.



Se i cugini reggiani hanno invertito la rotta e abbandonano definitivamente la strada dell'inceneritore, non è che si sono presi una capocciata contro il ponte di Calatrava, ma semplicemente hanno compreso che le soluzioni alternative ci sono e del forno se ne può fare a meno, con grande vantaggio per la salute e per le tasche dei cittadini e dei contribuenti.
Chissà se per il nostro assessore all'inceneritore Castellani si tratta ancora di un fenomeno di nicchia e considererà i reggiano come un fenomeno da baraccone, o un insensato salto nel buio.
Siamo stati testimoni di un dialogo franco fra il sindaco di Reggio Emilia Delrio e quello di Parma Vignali. Delrio, parlando della questione rifiuti e inceneritore ha detto al primo cittadino della nostra città.
“Vedi Pietro, noi abbiamo fatto due conti. Costruire un inceneritore è antieconomico”.
Cinque parole che smontano un mito.
La Provincia ora sosterrà che Parma non ha discariche mentre Reggio sì.
Ma il forno inceneritore di Ugozzolo (a proposito oggi festeggiamo il primo mese di fermo cantiere) produce ogni anno 40 mila tonnellate di scorie, tra ceneri leggere altamente tossiche e ceneri pesanti che grondano diossina e metalli pesanti. Dove intende metterle la Provincia?
A Monte Ardone?
Intende forse farla ingurgitare da un cementificio, in modo da rendere i mattoni delle nostre case infarciti di tutta quella bellezza velenosa?
Siamo oggi in una situazione che prevede per Parma un forno inceneritore sovradimensionato.
Significa che già alla sua apertura, che speriamo non avvenga mai, ci sarà carenza di materiale.
Il forno dovrà bruciare per vent'anni almeno 130 mila tonnellate di rifiuti ogni anno per cercare di recuperare l'investimento (che supera già oggi i 200 milioni di euro).
Cosa metteranno dentro al forno.
Semplice, i rifiuti dell'Emilia Romagna, i rifiuti dell'Italia.
Abbiamo chiesto di modificare l'autorizzazione per rendere impraticabile il superamento del limite provinciale della provenienza dei rifiuti.
Ci hanno risposto picche.
L'Aia va benissimo così com'è, in modo che in qualunque momento basta una firma su un foglio e la bocca del forno si apre a nuovi arrivi chissà da dove.
Oggi che il cantiere è fermo sarebbe invece opportuno guardare alle alternative e cominciare a prepararci. C'è la proposta di van Gansewinkel che garantisce il percorso verso rifiuti zero a costi ridotti rispetto a quelli che paghiamo ora.
Sarebbe già possibile oggi risparmiare.
E' una rivoluzione di pensiero che porterebbe vantaggio a tutti gli attori, Iren inclusa.
Svoltare verso l'Europa virtuosa, che non è quella di nonno Allodi, ma quella di van Gansewinkel, che in dieci anni spegnerà tutti gli inceneritori. E' quella dei cugini reggiani, che ci bagnano il naso e ci lasciano ai blocchi di partenza con un palmo di naso.
Parma si avvia a diventare la pattumiera d'Italia.
E c'è chi ancora se ne vanta.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR

Parma, 31 luglio 2011

+30 giorni dallo stop del cantiere dell'inceneritore di Parma

+426 giorni dalla richiesta a Iren del Piano Economico Finanziario del Pai, forse perché l'inceneritore costa 315 milioni di euro?